Come definire i centri di costo aziendali

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Intro

Definire in modo corretto i centri di costo aziendali è uno snodo decisivo per qualunque PMI che voglia passare dalla semplice registrazione contabile a un vero controllo di gestione.

In molte piccole e medie imprese il tema viene affrontato in modo frettoloso: pochi raggruppamenti generici, criteri di ripartizione impliciti, responsabilità poco chiare. Il risultato è un sistema che produce numeri, ma non fornisce indicazioni operative su dove si generano le inefficienze, quali reparti assorbono più risorse del previsto, quali attività non coprono i propri costi.

Infatti devo ammettere che spesso la consulenza per il controllo di gestione è richiesta per iniziare a definire i centri di costo aziendali.

L’obiettivo di questo articolo è mostrare, passo dopo passo, come una PMI può progettare e implementare una struttura di centri di costo (o “unità di costo”, “sezioni di costo”, “cost center”) solida, pratica e sostenibile nel tempo, ispirandosi anche alle migliori prassi internazionali.

Indice dei contenuti

Cos’è un centro di costo e perché è cruciale per una PMI

Prima di entrare nella progettazione operativa, è indispensabile chiarire con precisione che cosa si intende per centro di costo e quale ruolo svolge nel sistema di controllo di gestione.

Definizione di centro di costo

In termini tecnici, un centro di costo è un’unità organizzativa (un reparto, un ufficio, una linea di prodotto, una commessa, una funzione di servizio) alla quale vengono attribuiti in modo sistematico i costi sostenuti, diretti o indiretti.

Dal punto di vista operativo, possiamo descrivere il centro di costo come:

  • Il “contenitore” in cui confluiscono i costi di una parte omogenea dell’azienda.
  • Un’unità di responsabilità su cui misurare efficienza e rispetto del budget.
  • Un raccordo tra contabilità generale e analisi gestionale, che consente di collegare i conti economici alle attività reali svolte.

In sintesi, l’unità di costo non è un concetto puramente contabile: è uno strumento organizzativo per capire dove si generano le spese e come governarle in modo consapevole.

Perché i centri di costo sono fondamentali nelle PMI

Nelle PMI, risorse e margini di errore sono limitati; la capacità di capire in dettaglio “chi consuma che cosa” è spesso la differenza tra una gestione guidata e una gestione “a sensazione”.

Un impianto di centri di costo aziendali ben disegnato permette di:

  • Identificare i reparti o le funzioni che assorbono più risorse del previsto.
  • Valutare la redditività di linee di business, commesse, sedi o canali commerciali.
  • Legare il budget ai responsabili di area, con obiettivi chiari e misurabili.
  • Supportare decisioni di pricing, make or buy, investimento o dismissione.
  • Introdurre una cultura di responsabilità economica diffusa, basata su dati e non su impressioni.

Molte linee guida e buone pratiche internazionali sui sistemi di controllo per le PMI insistono proprio sull’esigenza di strutturare una mappa di centri di costo coerente con i processi aziendali e con la struttura organizzativa.

Tipologie di centri di costo e logiche di classificazione

Prima di definire la struttura dei centri di costo aziendali, è utile conoscere le principali classificazioni, perché guidano le scelte operative di progettazione.

Centri produttivi, di supporto, generali

Una prima distinzione, molto diffusa anche nella manualistica internazionale, è quella fra:

  • Centri produttivi (o operativi)
  • Centri di supporto (o di servizio)
  • Centri generali (o comuni, amministrativi)

Questa suddivisione aiuta a impostare bene il processo di localizzazione e ribaltamento dei costi.

Centri di costo produttivi

I centri produttivi (detti anche centri finali, operativi o “line cost centers”) sono quelli direttamente collegati all’erogazione del prodotto o del servizio.

Per una PMI manifatturiera, tipici esempi sono:

  • Reparto taglio
  • Reparto verniciatura
  • Reparto assemblaggio
  • Reparto collaudo

Per una PMI di servizi:

  • Team consulenza
  • Squadra assistenza tecnica
  • Reparto sviluppo software per una specifica linea di prodotto

Questi centri sono fondamentali perché i loro costi, una volta completato il processo di ribaltamento, confluiscono nel costo pieno del prodotto/servizio o della commessa.

Centri di supporto o di servizio

I centri di supporto (o centri intermedi) erogano servizi interni ai centri produttivi e ad altri centri di costo. Non producono direttamente output vendibili al cliente finale, ma sono indispensabili al funzionamento dell’impresa.

Esempi tipici:

  • Manutenzione interna
  • Ufficio qualità
  • Logistica interna e magazzino
  • Ufficio IT interno

I loro costi devono essere prima raccolti e poi “ribaltati” su centri produttivi o su altri centri di servizio secondo criteri logici (ore di assistenza, metri quadrati, numero di interventi, ecc.).

Centri generali e amministrativi

I centri generali raccolgono i costi di funzioni trasversali di carattere direzionale o amministrativo.

Esempi:

  • Direzione generale
  • Amministrazione e finanza
  • Risorse umane
  • Marketing e comunicazione istituzionale

Anche questi costi, almeno in parte, vengono redistribuiti sui centri operativi, ma con logiche meno analitiche rispetto ai centri di servizio, spesso utilizzando driver più semplici (fatturato, costo del lavoro, ecc.).

Centri diretti e centri comuni

Un’altra distinzione utile per una PMI riguarda l’imputazione dei costi:

  • Centri diretti (o specifici): collegati a un singolo prodotto, commessa, linea di business o sede.
  • Centri comuni (o condivisi): supportano più linee di attività.

Per esempio:

  • “Linea serramenti alluminio” come centro diretto.
  • “Officina manutenzione” come centro comune.

Questa distinzione diventa cruciale quando si decide come ripartire i costi comuni in modo che il risultato per linea di business sia attendibile.

Centri di costo, centri di profitto e altre unità di responsabilità

Nel disegno complessivo del controllo di gestione, i centri di costo convivono spesso con altre unità, come centri di profitto, centri di ricavo, centri di investimento.

Per una PMI che muove i primi passi è in genere consigliabile:

  • Cominciare da una robusta mappa di unità di costo.
  • Valutare l’introduzione di centri di profitto solo quando la capacità di misurare ricavi e costi per area è sufficientemente matura.

Principi guida per progettare i centri di costo aziendali

Prima di passare alla procedura operativa, è essenziale fissare alcuni principi di progettazione che la migliore prassi internazionale raccomanda per la definizione dei centri di costo aziendali.

Aderenza all’organizzazione reale

Il sistema di centri di costo deve riflettere la struttura organizzativa e i processi effettivamente esistenti, non un modello teorico.

Principi chiave:

  • Ogni centro deve corrispondere a un’area di attività reale, omogenea e riconoscibile.
  • I confini tra centri devono essere chiari a chi opera in azienda.
  • Il modello deve supportare il modo in cui l’azienda prende decisioni, non complicarlo.

Omogeneità delle attività e misurabilità

Un centro di costo funziona se le attività al suo interno sono relativamente omogenee e se è possibile misurare in modo ragionevole i costi che vi afferiscono.

In concreto:

  • Evitare centri troppo eterogenei (es. “Produzione + magazzino + manutenzione”).
  • Evitare anche una eccessiva frammentazione in micro-centri inutilizzabili (es. un centro per ogni singola macchina, se poi non si misurano costi e volumi a quel livello).
  • Preferire centri per i quali si dispone o si può ottenere facilmente dati sui costi e, se necessario, su driver di attività (ore, pezzi, metri quadri).

Responsabilità e “proprietà” del centro

Ogni unità di costo dovrebbe avere un responsabile chiaramente identificato, che “possegga” il centro e ne governi i costi.

Buone pratiche prevedono che:

  • Ogni centro abbia un “owner” formalmente assegnato (es. responsabile produzione, responsabile marketing).
  • Il responsabile partecipi alla definizione del budget e alla lettura delle analisi consuntive.
  • I flussi approvativi per spese e investimenti tengano conto del perimetro di ogni centro.

Semplicità operativa e sostenibilità nel tempo

Un errore frequente nelle PMI è progettare un sistema troppo complesso rispetto alle risorse disponibili in amministrazione e controllo di gestione.

Per evitare di creare un modello ingestibile:

  • Limitare il numero di centri a quelli che generano reale valore informativo (in molte PMI, 5–10 centri ben disegnati sono più utili di 40 poco gestibili).
  • Automatizzare il più possibile l’imputazione tramite ERP o software di contabilità analitica.
  • Prevedere una revisione periodica (annuale o biennale) della struttura.

Procedura in 7 fasi per definire i centri di costo aziendali

Passiamo ora alla parte più operativa: una procedura in sette fasi, pensata specificamente per una PMI, per definire e implementare i propri centri di costo aziendali.

Fase 1: Analizzare struttura organizzativa e processi

Prima di disegnare qualsiasi schema, è necessario capire come l’azienda funziona davvero.

Passi pratici:

  • Raccogliere l’organigramma aggiornato, con funzioni, reparti, ruoli chiave.
  • Mappare i processi principali: vendite, produzione, logistica, amministrazione, R&D, post-vendita.
  • Individuare le aree dove si concentrano i costi più rilevanti: personale, materie prime, servizi, ammortamenti.
  • Intervistare i responsabili di funzione per capire come gestiscono oggi i loro budget (anche se informali).

La logica è semplice: prima si comprende come l’azienda crea valore e sostiene costi, poi si decide come suddividerla in centri di costo coerenti.

Fase 2: Definire gli obiettivi informativi del sistema

Non esiste un modello unico di centri di costo aziendali valido per tutte le PMI; il disegno dipende dagli obiettivi informativi.

Domande chiave:

  • Vogliamo analizzare la redditività per linea di prodotto?
  • Ci interessa misurare il costo per commessa o progetto?
  • Dobbiamo confrontare l’efficienza di diversi reparti produttivi?
  • Vogliamo controllare i costi generali e di struttura in modo più puntuale?

In base alle risposte, si definiscono priorità e livello di dettaglio:

  • Se l’obiettivo è la redditività per linea di business, i centri chiave saranno le linee stesse.
  • Se l’obiettivo è misurare il costo industriale dei prodotti, il focus andrà sui reparti produttivi e sui centri di supporto tecnico.
  • Se l’obiettivo è controllare i costi di sede, i centri amministrativi e di servizi generali saranno più articolati.

Fase 3: Disegnare la mappa preliminare dei centri di costo

Sulla base dell’analisi organizzativa e degli obiettivi, si procede a disegnare una mappa preliminare dei centri di costo.

Passi consigliati:

  • Elencare tutti i reparti e uffici con costi significativi.
  • Raggruppare le unità minori in centri più ampi, se non generano valore informativo autonomo.
  • Distinguere esplicitamente centri produttivi, di supporto e generali.
  • Assegnare un responsabile a ogni centro.

Una buona pratica è organizzare i centri in una gerarchia (o “chart of cost centers”), con livelli di aggregazione che permettano di leggere i dati sia in dettaglio sia in forma sintetica.

Fase 4: Collegare piano dei conti e centri di costo

Un passaggio spesso sottovalutato è la coerenza fra piano dei conti e struttura dei centri di costo.

Operativamente:

  • Verificare che i conti più rilevanti (es. “manutenzione”, “energia”, “servizi informatici”, “canoni di locazione”) possano essere imputati in modo distinto ai centri corretti.
  • Evitare conti eccessivamente generici, che costringano a ripartizioni ex post poco trasparenti.
  • Prevedere campi o segmenti specifici in contabilità per indicare il centro di costo destinato.

Molti sistemi gestionali consentono di creare un vero e proprio “piano dei centri” parallelo al piano dei conti, con codici e descrizioni coerenti.

Fase 5: Definire criteri di imputazione e driver di ribaltamento

Una volta definita la mappa dei centri, occorre stabilire come i costi verranno imputati e ripartiti.

I costi diretti (per esempio materie prime su commessa, personale dedicato a una linea) vengono imputati direttamente all’unità di costo. I costi indiretti, invece, richiedono criteri di allocazione.

Principali driver utilizzati:

  • Ore di lavoro del personale (per ripartire costi del personale di supporto).
  • Ore macchina o tempo di utilizzo impianti.
  • Metri quadrati occupati (per affitti, energia, costi di facility).
  • Fatturato o margine per centri commerciali e marketing.
  • Numero di ordini, transazioni o interventi per servizi amministrativi.

La scelta dei driver deve essere:

  • Intuitiva e comprensibile per i responsabili.
  • Coerente con l’utilizzo reale delle risorse.
  • Applicabile con sforzo ragionevole di raccolta dati.

Fase 6: Test pilota e revisione della struttura

Prima di estendere il sistema a tutta l’azienda, è opportuno effettuare un test su un perimetro limitato (una divisione, una linea di prodotto, un periodo di tempo).

In questa fase:

  • Si simulano alcune imputazioni su casi reali.
  • Si verificano la coerenza dei driver, la chiarezza dei centri, la disponibilità dei dati.
  • Si raccolgono feedback dai responsabili coinvolti.
  • Si apportano eventuali semplificazioni o aggiustamenti.

Questa logica di “prototipazione” riduce il rischio di costruire un modello teorico ma poco utilizzabile.

Fase 7: Messa a regime e integrazione nei processi decisionali

Una volta verificata la struttura, il sistema di centri di costo aziendali deve entrare stabilmente nel ciclo di gestione.

Ciò implica:

  • Utilizzare i centri di costo nella pianificazione e nel budget, con obiettivi di spesa per centro.
  • Integrare la logica dei centri nei workflow di approvazione delle spese.
  • Predisporre report periodici (mensili o trimestrali) per responsabili di centro e direzione.
  • Utilizzare i dati per decisioni operative e strategiche (pricing, saturazione impianti, dimensionamento personale, ecc.).

Un sistema che si limita a “registrare” i costi per centro, senza influenzare le decisioni, è un esercizio contabile: l’obiettivo è invece trasformarlo in uno strumento di governo.

Esempi pratici di strutture di centri di costo per PMI

Per concretizzare quanto illustrato, riportiamo alcune configurazioni tipiche di unità di costo in diverse tipologie di PMI.

PMI manifatturiera

In una piccola impresa manifatturiera che produce prodotti standard in serie, una struttura efficace e sostenibile potrebbe essere:

  • Produzione linea A
  • Produzione linea B
  • Magazzino materie prime
  • Magazzino prodotti finiti
  • Manutenzione interna
  • Qualità
  • Commerciale Italia
  • Commerciale Estero
  • Amministrazione e finanza
  • Direzione generale

Questa articolazione consente di:

  • Analizzare i costi industriali per linea.
  • Valutare l’incidenza dei servizi di supporto (manutenzione, qualità).
  • Distinguere i costi commerciali Italia/Estero.

PMI di servizi professionali

Per una società di consulenza o un’impresa di servizi avanzati, l’elemento centrale può diventare il progetto o la linea di servizio.

Esempio di struttura:

  • Servizi consulenza strategica
  • Servizi formazione
  • Progetti IT su commessa
  • Marketing e sviluppo commerciale
  • Amministrazione
  • Direzione

In questo caso, l’imputazione dei costi di personale per progetto o linea è cruciale per capire quali servizi sono realmente redditizi.

PMI multisede o multicanale

Per aziende con più sedi operative (es. più stabilimenti, più negozi, più filiali) è spesso efficace adottare centri di costo per sede o canale.

Possibili esempi:

  • Stabilimento Nord
  • Stabilimento Centro
  • Punto vendita 1
  • Punto vendita 2
  • E-commerce
  • Servizi generali di sede

Questo consente di confrontare l’efficienza delle diverse sedi e di allocare correttamente i costi comuni.

Esempio di impostazione dei centri di costo per una PMI

Per rendere ancora più concreto il percorso, si propone uno schema semplificato di centri di costo aziendali per una PMI manifatturiera, organizzato in forma tabellare.

Tabella: mappa esemplificativa dei centri di costo

CodiceDenominazione centroTipologiaResponsabileNote principali
100Produzione Linea AProduttivoResp. Produzione ACosti diretti di produzione linea A (personale, energia, manutenzione specifica)
110Produzione Linea BProduttivoResp. Produzione BCome sopra, per linea B
200MagazzinoSupportoResp. LogisticaRicezione, stoccaggio, movimentazione
210ManutenzioneSupportoResp. ManutenzioneInterventi su impianti e fabbricati
300Commerciale ItaliaGenerale/Comm.Resp. Vendite ItaliaForza vendita, fiere, provvigioni
310Commerciale EsteroGenerale/Comm.Resp. ExportViaggi, fiere estere, agenti
400Amministrazione e finanzaGeneraleResp. AmministrazioneContabilità, bilanci, tesoreria
410Direzione generaleGeneraleDirettore generaleCosti di governance, consulenze strategiche

Questa struttura è volutamente contenuta ma già sufficiente per ottenere analisi significative in una PMI.

Driver di ripartizione: tabella di sintesi

Per completare l’esempio, si propone una tabella dei principali driver di ripartizione da utilizzare per ribaltare i costi dei centri di supporto e generali sui centri produttivi o sulle linee di business.

Tabella: driver di allocazione dei costi indiretti

Tipo di costoCentro di partenzaLogica di ripartizioneDriver suggerito
Manutenzione impiantiManutenzioneRibaltamento sui reparti produttiviOre di intervento per reparto
Costi magazzinoMagazzinoRibaltamento su linee o stabilimentiNumero movimentazioni o valore merci
Costi amministrativiAmm. e FinanzaSu centri produttivi e commercialiFatturato o costo del lavoro
Costi direzione generaleDirezione generaleSu tutti i centri principaliFatturato, margine o totale costi diretti
Costi marketing istituzionaleMarketingSu linee di businessFatturato per linea o budget marketing

La coerenza fra driver e utilizzo effettivo delle risorse è un elemento cruciale per rendere credibile il sistema di centri di costo aziendali.

Integrazione dei centri di costo con budget, reporting e software

Definire i centri di costo è solo il primo passo; ciò che fa la differenza è l’integrazione con processi e strumenti aziendali.

Collegamento con il budget per centro di responsabilità

Una volta assegnati i centri di costo e i relativi responsabili, è consigliabile introdurre un budget per centro, anche in forma semplificata.

Struttura tipica:

  • Budget annuale dei costi operativi per ogni centro (personale, servizi, materiali indiretti).
  • Suddivisione mensile o trimestrale per seguire l’andamento nel tempo.
  • Confronto periodico budget/consuntivo e analisi degli scostamenti con i responsabili.

Questo approccio rafforza il ruolo dei centri di costo aziendali come centri di responsabilità e non solo come schemi contabili.

Reporting e indicatori chiave per centro di costo

Per rendere il sistema utile, occorrono report semplici, chiari e puntuali.

Indicatori tipici:

  • Totale costi per centro, per periodo.
  • Costo per unità di output (pezzo, ora, commessa) per i centri produttivi.
  • Incidenza dei costi generali allocati sul totale dei costi di ogni centro operativo.
  • Trend dei costi per centro rispetto a periodi precedenti.

I sistemi ERP e i software di business intelligence per PMI permettono di impostare cruscotti grafici che facilitano la lettura e l’individuazione di anomalie.

Utilizzo di software di contabilità analitica e BI

Anche nelle PMI, l’uso di strumenti software dedicati permette di automatizzare imputazione, ribaltamenti e reporting.

Le best practice suggeriscono di:

  • Impostare nel gestionale un “piano dei centri” allineato alla struttura definita.
  • Definire regole automatiche per l’imputazione di conti standard a determinati centri (es. utenze, affitti).
  • Utilizzare strumenti di analisi per scenario, simulazioni di ribaltamento e analisi di sensitività.

Errori frequenti da evitare nella definizione dei centri di costo

L’esperienza sul campo evidenzia una serie di errori ricorrenti nella progettazione dei centri di costo aziendali.

Eccessiva frammentazione

Creare troppi centri, privi di massa critica di costi o di dati, rende il sistema ingestibile e mina la qualità delle analisi.

Segnali di allarme:

  • Decine di centri con poche registrazioni ciascuno.
  • Impossibilità di dedicare tempo all’analisi, perché tutto il tempo viene assorbito dalla gestione del sistema.

Mancanza di allineamento organizzativo

Un sistema calato dall’alto, non condiviso con i responsabili, tende a rimanere sulla carta.

Per evitarlo:

  • Coinvolgere fin dalla fase di disegno i responsabili di area.
  • Condividere obiettivi, regole di imputazione e attese in termini di comportamento gestionale.

Driver di ripartizione poco coerenti

Driver scelti solo per comodità, e non per rappresentare l’effettivo utilizzo delle risorse, generano risultati poco credibili e vengono rapidamente messi in discussione.

È preferibile:

  • Utilizzare driver semplici ma significativi, piuttosto che sofisticati ma discutibili.
  • Rivedere periodicamente i driver alla luce dell’evoluzione dell’azienda.

Assenza di collegamento con le decisioni

Se i numeri per centro non vengono utilizzati per prendere decisioni (budget, investimenti, pricing, ottimizzazione risorse), il sistema perde significato.

FAQ sui centri di costo aziendali

In questa sezione vengono riportate 10 domande frequenti che emergono spesso nelle ricerche online e nelle richieste a strumenti di AI in tema di centri di costo aziendali.

1. Che cos’è esattamente un centro di costo in azienda?

Un centro di costo è un’unità organizzativa alla quale vengono attribuiti i costi sostenuti per svolgere una determinata attività o funzione, senza considerare direttamente i ricavi. Può essere un reparto, un ufficio, una linea di prodotto, una commessa o una sede.

2. Qual è la differenza tra centro di costo e centro di profitto?

Il centro di costo ha l’obiettivo di misurare e controllare le spese di una certa area, mentre il centro di profitto misura sia ricavi sia costi e quindi la redditività. Nei centri di profitto, il responsabile ha una responsabilità più ampia, che comprende il risultato economico complessivo.

3. Quanti centri di costo dovrebbe avere una PMI?

Non esiste un numero fisso; per le PMI è spesso efficace partire con pochi centri significativi (di norma tra 3 e 10) e aumentare il dettaglio solo quando necessario. L’importante è che ogni centro abbia un volume di costi rilevante e generi informazioni utili alle decisioni.

4. Come si collegano i centri di costo alla contabilità generale?

La contabilità generale registra i costi per natura (materie, servizi, personale), mentre la contabilità per centri di costo li riorganizza per destinazione. In pratica, ogni registrazione contabile include anche il codice del centro di costo, permettendo di ottenere report sia per conto che per centro.

5. Come si gestiscono i costi comuni tra più centri di costo?

I costi comuni (ad esempio direzione generale, amministrazione, marketing istituzionale) vengono prima raccolti in centri di servizio o generali e poi ripartiti sui centri operativi attraverso driver di allocazione scelti in base al consumo stimato delle risorse. È essenziale che i criteri di ribaltamento siano documentati e condivisi.

6. È possibile usare i centri di costo per analizzare la redditività delle commesse?

Sì, è una delle applicazioni più diffuse. In questo caso, la commessa stessa può essere trattata come un centro di costo o come oggetto di costo collegato ai centri, imputando i costi diretti e ribaltando quelli indiretti secondo driver coerenti.

7. Quali software sono più adatti per gestire i centri di costo in una PMI?

Molti ERP e gestionali diffusi offrono moduli di contabilità analitica che consentono di definire un piano di centri di costo, impostare driver di allocazione e produrre report dedicati. In contesti più evoluti, è possibile affiancare strumenti di business intelligence per analisi multidimensionali.

8. Quanto tempo serve per implementare un sistema di centri di costo?

La durata dipende dalla complessità dell’azienda e dal livello di dettaglio richiesto. In una PMI con struttura relativamente semplice, un progetto ben pianificato può essere portato a regime in alcuni mesi, includendo analisi, progettazione, test e formazione.

9. Come si aggiornano nel tempo i centri di costo?

I centri di costo aziendali non sono statici: vanno rivisti quando cambiano struttura organizzativa, processi o linee di business. È buona norma prevedere una revisione almeno annuale, in occasione della pianificazione o del budget.

10. Quali sono i principali benefici concreti per una PMI che introduce i centri di costo?

Tra i benefici più rilevanti si possono citare: maggiore trasparenza sulla struttura dei costi, capacità di individuare le aree inefficienti, miglior controllo del budget, supporto alle decisioni di pricing e di investimento, aumento della responsabilizzazione dei responsabili di area. In molti casi, l’introduzione dei centri di costo consente già nel breve periodo di recuperare inefficienze che coprono ampiamente il costo del progetto.


Di seguito alcuni collegamenti a risorse esterne utili per approfondire il tema dei centri di costo aziendali da prospettive diverse (definizioni, casi pratici, manuali, contributi accademici):

  • Tesi / contributo accademico su strutture organizzative e centri di costo
    (ad es. procedura su sviluppo della contabilità analitica e coerenza dei centri di costo con l’organizzazione aziendale di una struttura complessa)
  • Documento PDF con impostazione avanzata di centri di costo e valutazioni economiche interne
    (ad es. studi sul modello “cost center vs profit center” e relative implicazioni organizzative)
  • Definizione da vocabolario/enciclopedia economica in lingua inglese
    (ad es. definizione di “cost center” come unità che sostiene costi ma non genera direttamente ricavi)
  • Libro / manuale operativo sulla contabilità per centri di costo in ambiente ERP
    (ad es. una guida pratica alla gestione dei centri di costo in sistemi gestionali avanzati)
  • Voce di Wikipedia sul concetto di centro di costo / cost centre
    (pagina di sintesi sul ruolo dei cost centers in ambito contabile e manageriale)

Se vuoi, nel prossimo passo posso personalizzare la struttura dei centri di costo aziendali su un caso specifico (ad esempio una tua PMI manifatturiera, di servizi o multisede) così da avere uno schema già pronto da implementare.

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